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L'Europarlamento approva la direttiva sul diritto d'autore: i tre punti principali

Donatella P.

Il Parlamento Europeo ha approvato la proposta di direttiva sui diritti d’autore, una riforma che sancisce che editori, giornalisti e musicisti ricevano un contributo dai contenitori di notizie come Google News e i canali di condivisione come Facebook e Youtube per l’utilizzo dei loro contenuti.

Il diritto d’autore va dunque sempre pagato, anche su Internet. Ma un po’ di tempo -per abituarsi e accettare le restrizioni imposte a un mondo che è nato libero, basato su un rapporto reciproco- c’è: la direttiva sul diritto d’autore non sarà legge nei singoli Paesi prima del 2021.

Non basta solo l’approvazione a cambiare le carte in tavola; l’Europa dei tecnici deve ancora dire la sua per il testo definitivo, poi sarà la volta dei singoli Stasi e bisognerà come verrà recepita dall'Italia.


Le novità prevista dalla riforma del diritto d’autore

C’è da dire che il testo approvato ieri dall'Europarlamento non è quello tanto contestato lo scorso luglio e che aveva portato anche risorse come Wikipedia a esprimere la sua contrarietà. Questi i tre punti principali:


Google, Facebook, Youtube sono destinati a pagare gli snippet

Per i grandi colossi non cambia nulla: piattaforme come Facebook, Youtube o Google dovranno pagare il diritto d’autore sugli snippet (ovvero la riproduzione dell’immagine e del testo di anteprima) e saranno anche responsabili delle violazioni del diritto d'autore degli utenti ospitati.

Rimane invece libera la condivisione dei soli link.


I filtri agli utenti per la tutela dei contenuti 

Connessa alla responsabilità di violazione dei diritti d’autore da parte degli utenti, la riforma impone l’obbligo per le piattaforme di condivisione di contenuti l’introduzione di filtri per tutelare il copyright.

Una specie di censura preventiva, che rimane invariata rispetto al testo di riforma discusso lo scorso luglio.


Wikipedia e PMI escluse dalla direttiva per il diritto d’autore

Wikipedia e tutte le enciclopedie online per la condivisione dei contenuti senza scopo di lucro sono salve. Come le piccole e micro piattaforme sono escluse dai vincoli della direttiva. Il pericolo del bavaglio paventato da Wikipedia non c’è più.


I tavoli di consultazione non sono ancora terminati e potrebbero esserci ulteriori aggiornamenti. 


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