Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Linkedin quanto di quel tempo non passiamo sui social… e quante pagine abbiamo creato per promuovere la nostra attività. Ma c’è un modo giusto per scrivere sui social?
L’attenzione maggiore quando si parla di social, Facebook in modo particolare, viene data alle campagne di advertising. In quel caso ci si affida a uno del mestiere perché non vogliamo far danni, ma poi? Beh, quando si tratta di scrivere post da profani diventiamo tutti copy esperti.
Errore da penna rossa se si pensa che basta dare il buongiorno e inserire un’immagine seguita da 10,20,30 hashtag (lo sapevi che su Facebook non hanno poi tanto valore?).
Le parole al pari delle immagini -se non di più- possono avere un potere persuasivo non indifferente se usate a dovere, per non parlare dei risultati che possono portare in termini di SEO.
Non lo sapevi?
Ogni social ha caratteristiche diverse, con toni di voce e target differenti. È facile intuire come un post pensato per Facebook -molto più amichevole e molto meno “impegnato”- non può essere lo stesso per Linkedin, che è più professionale, o per Instagram che parla per immagini.
Ogni canale social ha i suoi paletti. Vediamo le regole generali per quelli più usati.
Come scrivere un post su Facebook
Facebook è uno dei social più usati al mondo, dove è possibile trovare di tutto: ogni azienda può creare la sua pagina per promuovere la sua immagine e i suoi prodotti, per fare customer care. Ha un tono di voce piuttosto amichevole e un target che predilige argomenti più leggeri ma questo non vuol dire che la qualità dei suoi contenuti debba essere trascurata.
Consiglio: inserite dei contenuti visivi e anche se non ci sono limiti di caratteri evitate i post chilometrici. Cosa importantissima, non dispensate hashtag come se stesse dando cibo ai colombi in Piazza San Marco (che non si può neanche più!) ma limitatevi al giusto.
Twitter è il social dei contenuti in tempo reale. Un post Twitter dopo qualche ora è già considerato roba vecchia.
Non c’è spazio per contenuti frivoli su Twitter, qui la gente si informa e predilige trovare contenuti di qualità! I post devono essere brevi e arrivare dritti al punto visto la restrizione in termini di caratteri disponibili, una specie di anteprima del link di approfondimento che correda il post.
Consiglio: scrivete post con parole chiave appropriate, senza abusare con gli hashtag perché qui fungono da filtro nelle ricerche per argomenti.
Linkedin è il social dei professionisti, il luogo di incontro tra domanda e offerta. L’età media è molto più alta rispetto agli altri social, dai 30 ai 55 anni, e il grado di istruzione è di un certo livello.
Se pensi che basti caricare un curriculum per essere presente su Linkedin, evita di farlo. Avere una pagina su Linkedin è praticamente inutile se non si interagisce con i gruppi di interesse presenti. Ma occorre comunque presentarsi in un certo modo:
Consiglio: partecipate, partecipate, partecipate. E non chiedete collegamenti a chiunque per allargare la vostra rete, qui non siamo su Facebook.
Instagram ha un linguaggio molto diverso dai Facebook, Twitter e Linkedin: è il social che punta sull'impatto visivo attraverso l’uso di immagini. Questo però non vuol dire che il testo non sia importante!
Le immagini devo sempre essere accompagnate da accattivanti e brevi didascalie capaci di descriverle. Anche su Instagram sono visti di buon occhio gli hashtag perché permettono agli utenti di navigare in modo rapido verso quelli che sono gli argomenti di interesse.
Consiglio: è l’immagine che comanda, i testi devono essere brevi… e gli hashtag ovviamente pertinenti e non eccessivi. Altro aspetto importante, siate presenti, costanti e non intermittenti!
Avete mai sentito parlare di UX (User Experience)? Quante volte navigando tra le pagine dei siti web avete imprecato per un percorso troppo lungo e macchinoso di un’operazione che poteva essere semplice e immediata, finendo per rinunciare e addirittura spegnere il pc. Quante volte vi siete persi nel labirinto di un sito web mentre stavate cercando qualcosa, senza riuscire ad andare avanti o tornare indietro. E magari avete pensato che la colpa fosse vostra, della vostra poca confidenza con gli strumenti informatici.
Oggi parliamo di social. Oggi parliamo di Twitter. Sì, perché non ci sono solo i siti web, le campagne di advertising e la SEO ad influenzare il successo di un’azienda sul web. Terreno fertile si trova anche nei social network, lì dove milioni di utenti circolano e sostano durante la giornata il più delle volte per svago. Ed è proprio lì che è possibile intercettare i bisogni dei consumatori 2.0, quelli dal web facile che ormai hanno abbandonato l’idea di prendere l’auto e fare un giro in negozio per guardare negli occhi il commesso dispensatore di buoni consigli.
Lo abbiamo detto tante volte, il web è uno strumento capace di allargare gli orizzonti di ogni tipo di business se fatto nel modo corretto e se sei un imprenditore che vuole emergere, espandersi e consolidare la sua posizione, non puoi ignorarlo perché oltre a non guadagnare… perdi!
Partiamo subito dall'inizio, partiamo con il dire cos'è una landing page. Una landing page è una pagina web, letteralmente pagina di atterraggio, progettata per rispondere in modo efficace ai bisogni di un target.
Il mondo dei social network non è solo svago, pettegolezzo e condivisione virale. Se usati in una corretta strategia di social marketing, per la tua azienda possono diventare terreno fertile di nuove opportunità.
Hai mai sentito parlare di parole chiave? Sono le più famose, in inglese, Keywords… e non sono altro che le parole che digitiamo su Google quando vogliamo trovare delle risposte alle nostre domande, informazioni su un determinato argomento o prodotto/servizio.
Oggi parliamo di Brand Awereness una parolina che fa parte del dizionario di base della lingua del web marketing e che è altrettanto importante quanto le più comuni SEO, Google Adwords, Social Media, User Experience e User Design.
Hai presente il passaparola? Non il giochino ma il diffondersi dello stato di soddisfazione, o insoddisfazione, di una certa esperienza sotto forma di consiglio… Ecco, quando pensi alla brand reputation pensa al passaparola.
C’è chi non lo prende in considerazione e chi, invece, ne approfitta ogni 3x2. Ci sono anche quelli che lo usano nel modo giusto, strategico, perché ne hanno capito perfettamente la funzione. Stiamo parlando dell’hashtag, la famosa etichetta che fino a poco tempo fa spopolava solo tra gli utenti di Twitter…
Sono ormai lontani i tempi in cui il ragioniere era costretto, carta e penna alla mano, ad aprire e chiudere mastrini contabili per la partita doppia; a protocollare preventivi, ordini e fatture su registri cartacei; a catalogare clienti e fornitori in pesanti faldoni.
Quant'è importante avere un sito web aziendale al giorno d’oggi lo sappiamo già. E se fai parte della piccolissima percentuale che ancora non lo sa – o finge di non saperlo - bastano poche parole per riassumere il concetto: tu non esisti, la tua azienda non esiste. Sul web, ovvio… ma oggi, nel 2018, il web è la piazza principale del mercato.
Molte volte sentiamo parlare - in modo errato - di SEO e SEM, come se l’uno escludesse l’altro. E invece no, perché la SEO non è altro che una delle attività della SEM.
Abbiamo già dato una definizione di e-mail marketing e spiegato a grandi linee quali sono gli step principali per integrarla in una strategia di web marketing di successo. Ora passiamo ai vantaggi che questo strumento porta con sé.
Sentiamo parlare di SEO - Search Engine Optimization - ovunque, della sua importanza nelle strategie di web marketing di un’azienda che mira a farsi spazio nel mercato del web; sappiamo che consiste nell'ottimizzazione di un sito web per i motori di ricerca, uno su tutti Google… ma come si fa la SEO?
Attenzione, chiariamo subito una cosa. Non basta mettersi davanti al pc e iniziare a mandare e-mail alla cieca con contenuti promozionali.
Cos'è il web marketing? In poche parole potremmo definirlo come il marketing tradizionale applicato ai canali web. Non solo, semplice, pubblicità su Internet dunque.