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Google+ chiude. Vale la pena puntare solo sui social per la tua azienda?

Donatella P.

Quanto è importante per un’azienda oggi veicolare la sua immagine sui canali social? Tantissimo.

E quanto è importante non puntare in modo esclusivo su questi network? Molto, molto di più. Perché può succedere che un giorno di ottobre, anche il più grande dei colossi, decida di chiudere una porticina della bottega. Come nel caso di Google+.

Perché? Per il gran casotto relativo al bug sulla privacy e al basso grado di coinvolgimento da parte degli utenti. E addio a Google+ che nel giro di 10 mesi cadrà nel dimenticatoio.


Google Plus, la falla nella protezione dei dati tenuta nascosta.

Non è la prima volta che si sente parlare di falle nei sistemi di sicurezza dei dati personali; era già successo con lo scandalo di Cambridge Analytica, l’azienda di consulenza e marketing che aveva fatto un uso scorretto dei dati prelevati da Facebook.

Adesso è toccato a Google finire alla gogna mediatica a causa del bug che ha messo i dati di mezzo milione di utenti di Google+ a rischio. La falla è stata scoperta e risolta lo scorso marzo ma la vulnerabilità nella sicurezza dei dati del social network risale a qualche anno fa, precisamente al 2015. Tutto il tempo per gli sviluppatori di servizi terzi di appropriarsi in modo indisturbato dei dati degli oltre 500mila iscritti.

Ma la cosa ancor più grave è stata la mancata trasparenza di Big Google, che ha vuotato il sacco solo 7 mesi dopo in seguito all'inchiesta del Wall Street Journal.

E ora cosa deve aspettarsi Google viste le nuove regole europee per la protezione dei dati personali? Nessuna multa salatissima di quelle che si prospettano nel nuovo regolamento, per il semplice fatto che l’incidente risale a marzo e la nuova normativa è in vigore da maggio…


Un social che non è riuscito mai ad emergere davvero

Tra le altre motivazioni date da Google per la chiusura del suo social network non c’è solo lo scandalo bug ma anche la poca attrattività che lo stesso riscuoteva tra gli internauti.

“il 90% delle sessioni di un utente di Google+ durano meno di cinque secondi“.

Senza contare la percentuale di utenti attivi rispetto a quelli iscritti: solo l’1%

Lanciato nel 2011 come il primo social in grado di contrastare il dominio assoluto di Facebook si è rivelato un fantasma: gran parte dei professionisti che aprivano un profilo Google+, infatti, era spinto dalla possibilità paventata di avere un aiutino per risalire tra i risultati di ricerca...


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